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A.B. 29 ottobre 2014
«Perché, Vostra Altezza, i vostri manager stanno togliendo il lavoro a persone di quarantacinque, cinquanta e anche sessant’anni, prive di una reale possibilità di ricollocamento, le quali hanno dedicato la loro vita per far grande Meridiana?», viene chiesto nella lettera firmata dalle 1634 famiglie dei lavoratori in esubero
Meridiana: i lavoratori scrivono all’Aga Khan


OLBIA - «Vostra Altezza, Meridiana in cinquant’anni di attività è divenuta la seconda compagnia aerea italiana grazie a voi, che avete voluto investire e credere in un progetto di sviluppo del nostro territorio, ma anche grazie a tante persone che, col proprio lavoro, hanno fatto crescere questa formidabile impresa che dura ormai da più di mezzo secolo». Inizia così la lettere inviata dalle 1634 famiglie dei lavoratori in esubero di “Meridiana” al principe Karim Aga Khan, fondatore (tra l’altro) dell’“Alisarda”, che poi divenne l’attuale compagnia aerea.

I lavoratori sottolineano l’importanza delle persone che sono «ancora oggi orgogliosi di lavorare per un’azienda il cui marchio è stato a lungo un mito. Uno dei simboli dell’eccellenza italiana». Viene sottolineata la concorrenza che da dieci anni le compagnie straniere («addirittura favorite da una classe politica nazionale e regionale che si conferma così, ancora oggi, inadeguata») fanno alla Meridiana, «incontrastata da un’altrettanto inadeguata gestione manageriale che sta, di fatto, uccidendo la compagnia». Nell’occasione, vengono ricordate le riduzioni salariali accettate di volta in volta, dichiarandosi disponibili per «ulteriori incrementi di produttività e ad altri sacrifici salariali necessari a rendere nuovamente competitiva la propria azienda».

«Nonostante ciò oggi vengono inspiegabilmente licenziate le persone che, anche da trent’anni, lavorano nella vera Meridiana. Persone, lavoratori, padri e madri che oggi vengono cacciati da casa propria per fare posto ai neoassunti, molto più giovani, dipendenti di quell’Air Italy che, senza marchio ne voli di Meridiana, sarebbe solo una scatola vuota. Perché? – viene chiesto – Perché, Vostra Altezza, i vostri manager stanno togliendo il lavoro a persone di quarantacinque, cinquanta e anche sessant’anni, prive di una reale possibilità di ricollocamento, le quali hanno dedicato la loro vita per far grande Meridiana? Perché decidono di attribuire quel lavoro ai nuovi dipendenti molto più giovani, entrati nel gruppo da soli due anni?»

I firmatari della lettera capiscono bene come certe situazioni non siano più rinviabili, ma chiedono giustizia, equità nelle scelte che spettano ai responsabili della ristrutturazione dell’azienda, «in modo da rendere l’inevitabile dolore, che da esse consegue, comprensibile e quindi sopportabile». «Non vi è ne equità ne giustizia quando ai lavoratori anziani viene portato via il frutto del loro lavoro e questo stesso viene assegnato ad altri dipendenti molto più giovani. Questo, Vostra Altezza, è ciò che sta accadendo in Meridiana!» [LEGGI] . Nella missiva, viene sottolineata anche l’azione dei due uomini che si sono arrampicati su una torre faro a 40metri d’altezza, iniziando lo sciopero della fame [LEGGI].

«Chiediamo il vostro autorevole intervento affinchè proprio adesso che in Meridiana è giunto il momento delle scelte dolorose, queste vengono fatte, a parità di risultati, secondo equità e giustizia, al fine di garantire il rispetto della dignità dell’uomo e del valore del lavoro. 1634 famiglie, Vostra Altezza, Vi chiedono di ripensare alle modalità, inusitatamente brutali, con le quali i vostri manager stanno portando avanti il piano di ristrutturazione del Gruppo Meridiana, confidando nello spirito etico ed equo che, in una vita intera dedicata sia ad attività filantropiche che ad imprese rispettose della dignità dell’uomo, ha caratterizzato ogni vostra azione», concludono attendendo novità, tra voci di trattative e possibili class action [LEGGI].

Nella foto: il principe Karim Aga Khan
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