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Paolo Maninchedda 25 settembre 2018
L'opinione di Paolo Maninchedda
Primarie aperte al popolo sardo


Noi non possiamo unire il centrosinistra e gli indipendentisti.
Siamo umili e sappiamo che per i miracoli non abbiamo ancora studiato a sufficienza. Noi vogliamo unire i sardi in un’esperienza nazionale. Certo che a noi farebbe molto piacere che alla primarie di fine novembre si candidassero Massimo Zedda o Silvio Lai o Gianfranco Ganau o Renato Soru, insieme a Pier Franco Devias, Gavino Sale, Paolo Mureddu o Anthony Muroni. Sarebbe bellissimo e molto utile. Ma ci farebbe piacere che si potesse candidare anche, che so io, Bachisio Bandinu, Salvatore Cubeddu, l’ex rettore di Sassari Attilio Mastino o l’attuale rettrice di Cagliari Maria del Zompo, o il direttore generale della 3A Francesco Casula, o il presidente della Coldiretti Battista Cualbu, o l’ex segretario della Cisl Mario Medde, o il manager dell’ICT Mario Mariani, o gente come Ettore Cannavera e il nostro amico padre Morittu, che un giorno ha pronunciato la frase che guida i passi di molti di noi: “Mentre tutti si occupano di cavalli eccellenti, noi ci occupiamo di cavalli zoppi“.

Tutte persone capaci. Ma la regola è che potrebbe farlo anche Alessandra Zedda, Umberto Oppus o Massimo Fantola o Pietro Pittalis, ma anche che potrebbe farlo qualche sindaco, lo stesso Emiliano Deiana. Voglio dire che le primarie o sono aperte per i sardi o sono inutili per i partiti. L’adesione è prima di tutto sociale, non politica. La porta, larghissima e non stretta, è la seguente: occorre sottoscrivere l’affermazione che la Sardegna è una nazione, cioè una comunità di valori e di interessi che vuole i poteri necessari a rappresentarli e interpretarli. Sembra una banalità, ma è tutto. È la sintesi nella quale può ritrovarsi la tradizione socialista, liberale, democratica, autonomistica e indipendentista della Sardegna. È il punto comune della storia. Questo è sfuggito al segretario del Pd. Noi non abbiamo proposto uno strumento, le primarie, per aiutare i sardi a ritrovarsi; abbiamo proposto un perimetro all’interno del quale usare lo strumento.

Questa dichiarazione oggi, dopo il lavoro fatto sull’insularità, la può sottoscrivere anche Massimo Fantola per i Riformatori. Ma Michele Cossa sostiene che per i Riformatori viene prima il centrodestra e dopo la nazione sarda. Sono incredulo. Noi abbiamo proposto un’inversione: prima la nazione sarda, cioè l’insieme dei suoi valori e dei suoi interessi; prima un’unità straordinaria dei sardi – quasi come quella che i partiti italiani realizzarono per la ricostruzione dell’Italia nei Comitati di Liberazione nazionale – e poi la differenza di prospettive. E dunque dopo aver mobilitato i sardi su un grande interesse comune, l’insularità, si afferma che è impossibile unire i sardi oltre i confini degli schieramenti italiani per il governo politico della lotta per quegli interessi?


C’è qualcosa che non va nella logica ed è di tale portata che rischia di intaccare la percezione della buona intenzione della mobilitazione per l’insularità. Prima tutti uniti e poi i capi dell’unità che accettano di essere coordinati dal commissario della Lega in Sardegna per la gestione politica del risultato ottenuto da quella mobilitazione? E per che cosa? Per quattro voti sui migranti? E ci si chiede che cosa sta pensando l’elettorato cattolico-liberale sui migranti? Secondo questi calcoli fatti a tonnellata, questo elettorato sta con Papa Francesco o con Salvini? Cappellacci oggi ci attacca dicendo una cosa non vera e cioè che noi saremmo stati favorevoli al ritiro dei ricorsi sugli accantonamenti voluto da Pigliaru. Questo non è assolutamente vero e Ugo lo sa bene, perché risulta dalle cronache e dai verbali di Giunta e anche dai colloqui personali: io sono uscito quando la Giunta ha votato quelle delibere e sono stato un avversario di quella scelta più intenso e determinato di interi partiti dell’opposizione. Capisco che chi immagina, sbagliando, una facile vittoria in Sardegna della Destra italiana, non voglia il dialogo tra i sardi e quindi lo saboti. Ma c’è la verità e il fair play. Non perdiamoli di vista.

*Segretario del Partito dei Sardi
Commenti
19/10/2018
«Dobbiamo riaffermare il nostro ruolo guida all’interno del centrodestra. No ad un partito che decide in solitudine». Così Salvatore Cicu, e con lui Pietro Pittalis (Deputato FI), Alessandra Zedda (Consigliere Regionale FI), Stefano Coinu (Consigliere Regionale FI), Antonello Peru (Consigliere Regionale FI), Marco Tedde (Consigliere Regionale FI), che si fanno portatori di un evento che radunerà a Cagliari gli stati generali e il popolo di Forza Italia
18/10/2018
E´ faida interna in Forza Italia, sempre più a pezzi in Sardegna come nei territori. Lettera di "pseudo" coordinatori locali immediatamente stracciata da Alivesi, commissario provinciale di Sassari
18/10/2018 video
Nasce in Riviera del corallo l’alleanza tra Energie per l’Italia ed i liberali di Ali in vista delle prossime elezioni Regionali e Comunali. «In continuità con il lavoro svolto da “Azione Alghero”, federata con Epi fin dal momento della sua nascita, intendiamo svolgere un ruolo attivo nella costruzione del progetto politico del Centrodestra per Alghero», evidenzia nella duplice veste di vicecoordinatore regionale del partito e di coordinatore cittadino Marco Di Gangi. La sua intervista al Quotidiano di Alghero.
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