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Red 2 settembre 2018
Il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna ha accolto il ricorso delle associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico onlus, Lega per l’abolizione della caccia, Lega anti-vivisezione e Wwf, a cui nei prossimi giorni si aggiungerà con un intervento ad adiuvandum la Lega italiana protezione uccelli–BirdLife Italia
Il Tar sospende la caccia a lepri e pernici sarde


CAGLIARI – Il Tar Sardegna ha accolto il ricorso delle associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico onlus, Lega per l’abolizione della caccia, Lega anti-vivisezione e Wwf, a cui nei prossimi giorni si aggiungerà con un intervento ad adiuvandum la Lega italiana protezione uccelli–BirdLife Italia, patrocinato dall’avvocato Carlo Augusto Melis Costa del Foro di Cagliari, e ha disposto la sospensione del decreto dell'assessore regionale della Difesa dell'ambiente relativo al calendario venatorio regionale sardo 2018-2019, nella parte in cui prevede la caccia alla lepre sarda ed alla pernice sarda. In sede di udienza collegiale, mercoledì 3 ottobre, la causa sarà trattata ai fini cautelari.

Il provvedimento sospeso, infatti, prevede per le due giornate di caccia previste (domenica 30 settembre e domenica 7 ottobre) «un assurdo “carniere” potenziale complessivo di ben 71.974 lepri sarde e 143.948 pernici sarde per i 35.987 cacciatori autorizzati alla caccia in Sardegna secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili. La caccia alla lepre e alla pernice sarda è stata autorizzata nonostante la consistenza delle rispettive popolazioni non siano puntualmente conosciute, pur definite “tendenti alla diminuzione” dallo stesso Piano faunistico-venatorio isolano. Non solo», proseguono le associazioni ambientaliste, che ricordano il parere di legge espresso a luglio dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale in merito alla proposta di calendario venatorio regionale sardo 2018-2019 e ha chiesto esplicitamente la chiusura della caccia alla lepre sarda ed alla pernice sarda in assenza di censimenti relativi alle popolazioni esistenti nell’Isola. Analoga richiesta per le medesime motivazioni ha fatto l’Ispra (ma non è stata oggetto di provvedimento monocratico sospensivo) per il coniglio selvatico, “oggetto di un assurdo “carniere” potenziale (cinque capi abbattibili per ogni cacciatore) di 179.935 conigli. Si è riproposta, quindi, la medesima situazione dichiarata illegittima dal Tar Sardegna, con riferimento al calendario venatorio 2017-2018”, sottolineano, ricordando una sentenza di febbraio ed una precedente oridianza cautelare del 2017.

«Infatti, a oggi, non sussiste alcun censimento delle popolazioni esistenti di pernice sarda e di lepre sarda, come pacificamente ammesso dalla stessa Regione autonoma della Sardegna (“è stato presentato il piano per il censimento della pernice sarda e della lepre sarda che sarà portato in giunta regionale per l’approvazione”). Esistono solo una mera “relazione preliminare” e una deliberazione che individua “linee guida” per i futuri censimenti faunistici, riguardante fondamentalmente le Riserve autogestite di caccia e future raccolte di dati sulla fauna selvatica abbattuta). Nessun censimento, se non quello evidentemente forse esistente nella mente dell’assessore regionale della Difesa dell’ambiente Donatella Emma Ignazia Spano, che ha promulgato il calendario venatorio. Ricordiamo che il principio fondamentale stabilito dalla legge nazionale, in attuazione dei princìpi delle norme europee ed internazionali, è “la conservazione della fauna selvatica” che è considerata “patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale”. I calendari venatori devono attenersi rigorosamente al principio di precauzione che subordina l'attività venatoria alla conservazione delle specie faunistiche. Può un calendario venatorio costituire una cambiale in bianco per le specie faunistiche? Questa è la domanda fondamentale a cui dovrà rispondere nuovamente il Tar Sardegna. Per adesso, in sede cautelare, ha risposto in modo netto e chiaro: no», concludono le associazioni ambientaliste.
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