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Olbia 24notizieolbiaCronacaCronacaFurto d´acqua a Golfo Aranci
Red 6 luglio 2018
Decreto penale del Tribunale di Tempio Pausania dopo la denuncia ai Carabinieri per allaccio abusivo dell’attività: ristoratore ed idraulico condannati al pagamento di sanzioni per quasi 40mila euro
Furto d´acqua a Golfo Aranci


GOLFO ARANCI - Avevano manomesso i sigilli dell’allaccio di un ristorante a Golfo Aranci ed installato un contatore falso: titolare e adraulico dovranno ora pagare una sanzione ciascuno di quasi 20mila euro. E’ quanto ha stabilito nei giorni scorsi il Tribunale di Tempio Pausania, con un decreto penale di condanna ai sensi dell’articolo 459 del Codice di procedura penale. Le pesanti multe sono state determinate come pena pecuniaria in conversione di quella detentiva.

Quando il servizio ispettivo di Abbanoa, nelle ordinarie verifiche sulla regolarità degli allacci, trovò l’allaccio manomesso, venne immediatamente presentata una denuncia. Successivamente, scattarono le verifiche congiunte con i Carabinieri della locale Stazione, che confermarono la presenza dell’allaccio abusivo e presentarono la relazione in Procura. Quella del contatore falso è un escamotage che solitamente veniva effettuato quando le letture dei consumi erano eseguite su carta e quindi non si poteva riscontrare immediatamente la manomissione dell’allaccio. Ora, invece, i tecnici di Abbanoa sono dotati di palmari elettronici, con i quali possono controllare in tempo reale i dati dei contatori e le coordinate georeferenziate dell’allaccio.

«Manomettevano i sigilli dell’utenza idrica del locale, effettuando un allaccio abusivo alla rete idrica, con posizionamento di un contatore non a ruolo che permetteva la fornitura d’acqua». Così il giudice riassume nel decreto penale di condanna i fatti avvenuti, «con l’aggravante di avere usato violenza sulle cose, consistita nella manomissione dei sigilli e posizionamento di un contatore non a ruolo e contestuale collegamento alla rete idrica». Il reato imputato è di furto d’acqua aggravato, perché si tratta di un bene pubblico come l’acqua. Per questi motivi, il giudice ha stabilito la condotta dei due imputati «in ordine ai reati di cui all’impugnazione alla pena di 18.850euro di multa ciascuno».
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