Olbia 24
Notizie    Video   
NOTIZIE
Olbia 24 su YouTube Olbia 24 su Facebook Olbia 24 su Twitter Alguer.cat
Olbia 24notizienuoroPoliticaAnimali › «Comprate carni controllate»
Red 12 gennaio 2018
E´ il consiglio della Regione autonoma della Sardegna ai consumatori, dopo che la trichinella, il parassita pericoloso per la salute umana ritrovato nei maiali abbattuti il 9 gennaio ad Orgosolo
«Comprate carni controllate»


ORGOSOLO - Nei maiali abbattuti il 9 gennaio nelle campagne di Orgosolo è stata riscontrata la trichinella. Le due macro-campionature, in cui sono stati suddivisi i 112 campioni prelevati dai 268 suini depopolati durante l’ultima operazione dell’Unità di progetto per l’eradicazione della peste suina africana in Sardegna, sono risultate quindi positive al pericoloso parassita. Il risultato delle analisi, sui campioni prelevati dagli animali, è frutto della seconda serie dei test di laboratorio sulla trichinella effettuati dall’Istituto zooprofilattico sperimentale sui maiali abbattuti ad Orgosolo. Il primo controllo, di esito negativo, era stato fatto per i capi abbattuti il 3 gennaio. L’allarme è stato lanciato ieri pomeriggio (giovedì), durante una conferenza stampa straordinaria convocata a Cagliari, a cui hanno partecipato il direttore generale dell’Izs Alberto Laddomada, il direttore generale dell’Assessorato della Sanità Giuseppe Sechi ed il direttore della clinica di malattie infettive dell’Aou di Sassari Sergio Babudieri. Allerta massima quindi per i consumatori che potrebbero aver acquistato in nero o avuto in regalo carni di provenienza ignota e macellate clandestinamente senza alcun tipo di controllo sanitario. Infatti, la trichinella è pericolosissima per la salute dell’uomo e, in casi estremi, può portare al decesso.

La Regione autonoma della Sardegna invita perciò i cittadini a prestare la massima attenzione nel consumare o trasformare in salumi le carni suine, che devono provenire esclusivamente da allevamenti sottoposti a costante controllo sanitario. «Si invitano quindi i consumatori – ha spiegato Laddomada – a sfatare il falso mito che il maiale allevato al pascolo brado, e quindi senza alcuna garanzia sanitaria, sia sinonimo di genuinità. Si tratta invece di animali che potenzialmente potrebbero avere virus, parassiti o altri patogeni letali per la salute dell’uomo. Nel caso di macellazioni domestiche, previste dalla legge, è obbligatoria la presenza di un veterinario che attesti la salubrità delle carni». «Il parassita – ha osservato Babudieri – si localizza inizialmente a livello intestinale per dare poi origine a una nuova generazione di larve che migrano nei muscoli dove si incistano. La trasmissione all’uomo avviene esclusivamente per via alimentare con il consumo di carne cruda, poco cotta o di salumi contenenti la larva del parassita. Il periodo di incubazione è di circa otto-quindici giorni, con variazioni da cinque a quarantacinque giorni a seconda del numero dei parassiti ingeriti. La trasmissione può avvenire attraverso il consumo di carni suine (maiale e cinghiale) o equine». Inoltre, Babudieri ha spiegato che la sintomatologia classica è caratterizzata da diarrea, dolori muscolari, debolezza, sudorazione, edemi alle palpebre superiori, fotofobia e febbre.

La trichinellosi è una zoonosi parassitaria del genere trichinella. Presente in tutti i continenti tranne che nell’Antartico, è stata segnalata in più di cento specie di mammiferi, tredici specie di uccelli, tre specie di rettili. Colpisce più di 2.500 persone all’anno. Il parassita è presente in Sardegna dal 2005, quando in due distinti focolai (aprile e dicembre) diciannove persone finirono in ospedale con sintomi clinici causati da grave infestazione di trichinella: in entrambi i casi, venne accertata che l’origine dell’infestazione era dovuta al consumo di insaccati freschi provenienti da suini macellati senza controllo sanitario. I casi si verificarono ad Orgosolo. Nel 2007, un altro caso umano, poi nessuna segnalazione fino al gennaio 2011 quando è ricomparsa la malattia con sei casi umani, che hanno richiesto il ricovero in ospedale. In quest’ultimo evento, il numero sarebbe potuto essere molto più elevato, se non si fosse adottato un maggiore controllo anche sugli animali già macellati per consumo familiare nel Comune di Orgosolo. Infatti, dopo aver confermato che la fonte dell’infestazione nelle persone ricoverate erano stati, anche in questo caso, gli insaccati provenienti da una scrofa macellata per uso famiglia, nel periodo gennaio–marzo l’Izs di Nuoro esaminava 351 maiali, allevati allo stato brado nel territorio comunale senza alcun controllo sanitario, riscontrando positività per trichinella in altri otto capi, prontamente esclusi dal consumo alimentare.

La trichinella, tranne un'unica positività riscontrata nel 2008 in un cavallo importato dai Paesi dell’Est e macellato regolarmente in un mattatoio della provincia di Cagliari, è stata rilevata fino ad oggi solo nei territori del Comune di Orgosolo. L’infezione, dai primi focolai del 2005, si è diffusa in quasi tutto l’agro comunale e si avvicina pericolosamente ai paesi limitrofi, in particolare di Nuoro ed Oliena. Il periodo invernale rappresenta il momento di maggior rischio di infezione per l’uomo, perché in questa stagione tradizionalmente si macella il maiale per preparare prosciutti, salsicce, guanciali, pancetta, ecc. Questi prodotti “fatti in casa” rappresentano la principale sorgente di infezione, perché non cotti ed è quindi assolutamente necessario che tutti gli animali macellati o cacciati siano sottoposti all’esame specifico per la ricerca della trichinella, prima del loro consumo. La fauna selvatica ed in particolare le volpi, che costituiscono il vero serbatoio della trichinella, ed i cinghiali interagiscono con le diverse specie selvatiche e con suini bradi al pascolo nello stesso territorio. La presenza della trichinella nella fauna selvatica e la promiscuità tra questa ed i suini allevati allo stato brado è un motivo in più (si veda la Psa) per regolamentare definitivamente l’allevamento estensivo del suino, da portare avanti al pascolo confinato ed in regime di semibrado.

Nella foto: un momento dell'incontro
Commenti
0:40
Riprende il progetto per la tutela dell’aragosta rossa (Palinurus elephas), nell’area protetta dell’Asinara. Il progetto si basa sul rilevamento di una serie di dati relativi alla pesca e alla biologia delle aragoste: peso, lunghezza totale, lunghezza carapace, sesso, metodologie di pesca
© 2000-2018 Mediatica sas