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Red 4 settembre 2017
«Lesa l’autonomia e di competenze regionali fondamentali», ha dichiarato il presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru, annunciando il ricorso alla Corte Costituzionale contro alcune norme del Decreto legislativo del 16 giugno in materia di valutazione di impatto ambientale di progetti pubblici e privati
Scontro col Governo sulla Via


CAGLIARI - Lesione dell’autonomia e di competenze fondamentali attribuite alla Regione Sardegna. È il presupposto del ricorso che la Giunta regionale ha presentato davanti alla Corte Costituzionale contro alcune norme del Decreto legislativo del 16 giugno (n.104) in materia di valutazione di impatto ambientale di progetti pubblici e privati. L’Esecutivo Pigliaru contesta le disposizioni che consentono allo Stato di assumere un ruolo centrale e esclusivo in materia di Via, privando la Sardegna di importanti prerogative legate alla tutela del paesaggio e al governo del territorio.

«Riteniamo che queste disposizioni siano in contrasto con i principi sanciti dallo Statuto e dall’articolo 117 della Costituzione. Lo Stato non può avocare a se scelte sul nostro ambiente e sul nostro paesaggio che vogliamo tutelare e preservare. La Sardegna e le amministrazioni locali sarebbero escluse da decisioni che ci riguardano direttamente e che investono ambiti strategici per il nostro sviluppo - dichiara il presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru, riaffermando l’assoluta necessità di mantenere in campo alla Regione competenze fondamentali - le stesse che ci hanno permesso di contrastare progetti quali il solare termodinamico a Gonnosfanadiga e Guspini, che avrebbe danneggiato beni ambientali e paesaggistici la cui difesa è per noi una priorità assoluta».

La Giunta, nel ricorso davanti alla Corte costituzionale, sottolinea «la violazione dei principi di ragionevolezza e di buon andamento della pubblica amministrazione in quanto lo Stato diventa in modo ingiustificato arbitro dell’intero procedimento di Via, mentre la Regione non è in grado di incidere nell’adozione di provvedimenti che hanno un elevato impatto sulle comunità territoriali di riferimento». La mancata previsione espressa dell’obbligo di richiedere il parere regionale nel procedimento viola, inoltre, il principio di leale collaborazione, fondamento delle corrette relazioni tra Regione e Stato che: «per costante giurisprudenza, impone adeguati meccanismi di cooperazione per l’esercizio concreto delle funzioni amministrative in capo agli organi centrali».

«Abbiamo agito nell'ambito di un rapporto di leale collaborazione e cooperazione tra livelli istituzionali che abbiamo visto tuttavia disattesa nel momento in cui non sono state prese in alcun modo in considerazione le osservazioni delle Regioni», dichiara l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Donatella Spano, anche in qualità di coordinatrice della Commissione Ambiente ed energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. In sostanza, la Regione lamenta che «per una pluralità di profili, è mancata l’adeguata considerazione delle competenze e delle attribuzioni che si sarebbero potute correttamente salvaguardare attraverso i consueti strumenti di coordinamento, ispirati al principio di leale collaborazione».

Nella foto: il presidente regionale Francesco Pigliaru
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