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Enrico Muttoni 22 agosto 2017
L'opinione di Enrico Muttoni
Scorie nucleari, una provocazione


Come periodicamente accade, si riaccende la discussione sulla possibilità che un deposito di stoccaggio delle scorie nucleari venga collocato in Sardegna. Prima di procedere nel discorso, è opportuno dare la definizione di rischio: la probabilità che si verifichi un evento negativo. Tutte, ma proprio tutte le attività umane, dormire compreso, sono soggette al verificarsi di un evento negativo. Non passa giorno che la cronaca non ce ne fornisca svariati esempi. Oltre al rischio, esiste la percezione dello stesso: e qui le cose si complicano. Cercherò di semplificare con un esempio. Il pilota di aereo ed i suoi passeggeri condividono esattamente gli stessi rischi per tutta la durata del viaggio. Ma mentre il pilota conosce a menadito tutta la gamma degli eventi negativi prevedibili, legge il meteo, controlla la strumentazione e sceglie il minor rischio, i viaggiatori volano con tutta la gamma delle emozioni possibili. Dal terrore, alla beata incoscienza. Ecco perchè il pilota deve apparire giovanile, efficiente, a maniche corte e soprattutto, rassicurante. Per dare fiducia (anche a se stesso). Il rischio ha la caratteristica di poter essere calcolato, cosa importantissima, grazie alla quale si possono stabilire gli indennizzi e che fa la fortuna delle compagnie assicurative. Al contrario, la percezione del rischio è irrazionale, proveniendo dalle profondità del subconscio.

Per quanto riguarda lo stoccaggio delle scorie nucleari, la situazione è analoga: i tecnici studiano il problema, indicano la modalità di stoccaggio, individuano i siti, calcolano i rischi, possono stabilire gli indennizzi. Il pubblico, non potendo valutare il rischio, ascolta la sua percezione. Ne ha però una valutazione distorta, umorale, di pancia, come si dice. Nel caso gli si chieda un'opinione, questa sarà egoista e negativa, non supportata da calcoli, senza prezzo, e pertanto non gestibile in una trattativa. Torniamo alla fiducia che i tecnici, tutti, dovrebbero meritare sino a prova contraria (è quello che facciamo tutti entrando in un ospedale). E questo, probabilmente, è un dramma nazionale, perchè la fiducia reciproca, tra cittadini e istituzioni, e tra i cittadini stessi è ad un minimo storico. Il recupero di questa fiducia ha bisogno di mediazione, in quanto pubblico e tecnici non parlano la stessa lingua. I mediatori dovrebbero essere i politici: apriti cielo. Nessun politico sardo rischierà un voto per dare il suo palese assenso all'installazione del deposito. Con regolarità, da tempo si moltiplicano infatti le prese di posizione, l'appello a referendum passati o futuri e, cosa comica, la chiamata a raccolta di chissà quali forze sociali per impedire anche fisicamente, questo sopruso. Il risultato sarà che, dovunque verranno depositate le scorie (è un obbligo, ricordiamocelo), verrà fatto per imposizione.

Ragione per la quale chi si impunta su parole come colonialismo, indipendentismo, libertà sta in effetti spianando la strada a chi vuole imporre una servitù a costo zero. Non solo, ma chi si batte per il no a tutti i costi non fa nemmeno la fatica di andare a vedere quello che si fa nel resto del mondo. Le scorie nucleari le hanno tutti, e tutti hanno predisposto dei magazzini, e verosimilmente i detentori di questi ultimi saranno stati indennizzati. Come esempio della malagestione del rischio e della sua percezione, ricordo che Alghero è tuttora afflitta dal problema della collocazione dei rifiuti del depuratore fognario. Ebbene, in questo caso, la percezione del rischio (lo sversamento nel Rio Filibertu, la marea gialla, il lento avvelenamento delle campagne, con uno smaltimento continuo) è stata bassissima: i tecnici, gli unici con voce in capitolo, hanno avallato le scelte politiche. Le quali sono state unanimi nell'approvazione di questa iniziativa, e l'opinione pubblica (e che volete che sia? È acqua!) ha guardato. A dimostrazione che, per adottare provvedimenti obbligatori che coinvolgono tutta una comunità, è meglio ragionarci prima, fare le prove se è possibile, calcolare i rischi, e valutarli. E stare a sentire tutti.

Per concludere, il deposito delle scorie è un obbligo che una o più Regioni si devono accollare, senza via di scampo. Dunque, una volta indicati i siti, e chiarita la logica tecnica delle scelte, bisognerà avere il coraggio di essere, a livello nazionale, solidali. Evitando sciacallaggi politici, e l'attribuzione di meriti o colpe per le scelte fatte. Se l'espressione “senso civico” avesse una ragione, e la Sardegna venisse indicata come sito adatto ad accogliere le scorie nucleari, l'unica strada dovrebbe essere una trattativa per un congruo indennizzo. Cosa chiedere in cambio? Non un giro di finanziamenti, o sgravi fiscali, che spariscono nei meandri della contabilità. Il servizio è tangibile, e così dev'essere l'indennizzo. I sardi dovrebbero chiedere l'attuazione della continuità territoriale al 100percento. La Regione stanzia annualmente 10milioni circa per uno sgravio del 30percento sulle tariffe. Con 30milioni o poco più, il gioco sarebbe fatto. E tutti saprebbero in che modo i sardi contribuiscono alla soluzione dei problemi della nazione. Fino all'esaurimento della radioattività. Dieci, 15mila anni....

* chimico
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