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A.B. 14 marzo 2016
Focus sulla vecchiaia con la pièce in cartellone nella mise en scène di Laros, con la regia di Giovanni Anfuso, in prima regionale domani al Teatro del Carmine di Tempio Pausania, poi mercoledì al Teatro Civico Oriana Fallaci di Ozieri, giovedì al Teatro Tonio Dei di Lanusei e venerdì all´Auditorium Comunale di Arzachena per la Stagione de La Grande Prosa organizzata dal Cedac
Teatro: Classe di ferro sbarca in Sardegna


TEMPIO PAUSANIA - I grandi interpreti del teatro italiano per un classico del Novecento: Paolo Bonacelli e Giuseppe Pambieri sono i protagonisti, accanto all'affascinante e sempre bravissima Valeria Ciangottini, di Classe di ferro, commedia dolceamara di Aldo Nicolaj, diventata un testo cult specialmente nell'Europa dell'est, tradotta in molte lingue, e rappresentata con successo in Russia, Francia, Austria, nella Repubblica Ceca, ma scoperta tardivamente (quattro anni dopo il debutto nel 1974 a Budapest) in Italia, dove si susseguirono però varie e felici edizioni, tra cui quella storica ed indimenticabile con Gianni Santuccio e Ciccio Ingrassia. Tra gli altri, hanno prestato corpo e voce ai protagonisti Libero Bocca e Luigi Lapaglia, artisti come Tonino Pierfederici e Marcello Bertini, Corrado Pani ed Antonio Casagrande, Piero Mazzarella e Paolo Ferrari.

Focus sulla vecchiaia con la pièce di uno dei più noti, apprezzati e pluripremiati autori europei della seconda metà del secolo breve, in cartellone nella mise en scène di Laros, con la regia di Giovanni Anfuso, in prima regionale domani, martedì 15 marzo, al Teatro del Carmine di Tempio Pausania, poi mercoledì 16, al Teatro Civico Oriana Fallaci di Ozieri, giovedì 17, al Teatro Tonio Dei di Lanusei ed infine venerdì 18, all'Auditorium Comunale di Arzachena per la Stagione de La Grande Prosa organizzata dal Cedac nell'ambito del Cedac/Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna. Gli spettacoli sono tutti in programma alle ore 21. Classe di ferro anticipa temi fondamentali ed attualissimi, con una riflessione sulla condizione degli anziani nella società moderna, tra progressiva emarginazione dal mondo del lavoro, senso di inutilità e disincanto, ed il trionfo del consumismo, la disgregazione della famiglia e delle comunità tradizionali per l'affermarsi dell'io, in una visione individualistica, e perfino egoistica, che rende più fragili gli antichi legami affettivi e simbolici.

La pièce descrive l'incontro casuale, ma reiterato, fin quasi a diventare un'abitudine fra due vecchi signori che frequentano lo stesso parco cittadino,e l'instaurarsi di una progressiva familiarità che li induce a svelarsi, raccontando di se dettagli parziali, ma anche lasciando affiorare via via delusioni e frustrazioni di uno status in cui stentano a riconoscersi. Il loro patrimonio interiore fatto di ricordi, e rimpianti, di esperienze e saperi ormai obsoleti, rischia di sgretolarsi insieme alle loro certezze, di fronte alla progressiva consapevolezza dell'appartenenza ad una sorta di limbo, ed al timore di trasformarsi in un peso per figli e nipoti. Le memorie del passato, che impreziosiscono il lento scorrere dei giorni, non sono più condivisibili, i coetanei via via scompaiono in un lungo valzer degli addii, mentre nei rari superstiti si riconosce l'identica fragilità, il venir meno delle forze, la segreta, atavica paura della morte, ed ancor più l'incertezza di un futuro in un presente che li relega a figure marginali, padri e nonni di giovani e ragazzi che li amano, ma non li frequentano troppo spesso. La paura di disturbare, di essere invadenti li induce a farsi da parte, e guardano agli affetti più cari quasi già con nostalgia, preferendo non interferire che essere considerati troppo ingombranti per quelle nuove generazioni così piene di energie, di speranze, di sogni.

La vecchiaia (condizione privilegiata, da cui guardare il mondo con la saggezza, ed un certo distacco acquisito con l'età) diventa paradossalmente momento di crisi, per l'impossibilità di collocarsi adeguatamente in un mondo sempre più proiettato nel presente, con l'aggressività e la noncuranza di una giovinezza che ignora il passato e brama il domani. La funzione produttiva sembra esaurirsi con la dimensione del lavoro, l'ingresso nel regno dei pensionati, anelato come un traguardo durante anni di fatiche e spesso grami, ma anche lauti guadagni, di ricerca di un benessere, di un consolidamento della propria posizione, di un progressivo miglioramento ed un'ascesa economica e sociale, diventa inutile conquista. La libertà di impiegare il proprio tempo a piacimento si scontra con la fiacchezza del corpo e della mente, con una specie di disorientamento in mancanza di obbiettivi precisi, con il naturale deteriorarsi e venir meno delle proprie facoltà, e perfino della forza di volontà. Ma è soprattutto la società a relegare gli anziani in una terra di nessuno, in quanto non più strumentali al modello economico-produttivo, ma ancora capaci di autonomia di pensiero e d'azione. I due protagonisti (cui si aggiunge una dama, anche lei non più giovanissima) scontano sulla propria pelle questa evoluzione (o meglio involuzione della civiltà occidentale: l'ansia per il futuro e il timore di dover trascorrere i loro ultimi giorni in uno stato di dipendenza, materiale oltre che affettiva, o peggio ancora tra le mura di una casa di riposo, li induce a progettare una fuga verso un mondo migliori, dagli esiti insospettati). Nella sua Classe di ferro, Nicolaj dipinge un grottesco affresco della società, un ritratto dell'uomo moderno con le sue contraddizioni, i suoi fantasmi e le sue paure, rivendicando anche per i vecchi rispetto e dignità, tra satira di costume ed istigazione a riflettere, sia pure con il sorriso.

Nella foto: Giuseppe Pambieri
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